L'Espressione Perdere la Trebisonda

Perdere la Trebisonda nella Letteratura e nel Giornalismo

Perdere la Trebisonda nella Letteratura e nel Giornalismo

L'espressione «perdere la trebisonda» non vive solo nel linguaggio quotidiano: ha una presenza significativa nella letteratura italiana, nel giornalismo e nella comunicazione pubblica. In questo articolo esaminiamo come scrittori, giornalisti e intellettuali hanno utilizzato questa locuzione nei secoli, trasformandola da gergo marinaresco a patrimonio linguistico nazionale.

Le prime attestazioni letterarie

Le prime tracce scritte dell'espressione risalgono al XVIII secolo, sebbene l'uso orale fosse certamente più antico. I linguisti Cortelazzo e Zolli, nel loro Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, datano le prime attestazioni letterarie a quest'epoca, quando l'espressione era già consolidata nel parlato marinaresco dei porti italiani.

Nel Settecento, l'espressione iniziò ad apparire in testi di carattere colloquiale e in commedie teatrali, dove il linguaggio dei marinai e del popolo trovava spazio sulla scena. La forma «aver perso la trebisonda» era utilizzata per caratterizzare personaggi confusi o disorientati, con un effetto comico legato al contrasto tra la solennità del termine geografico e la banalità della situazione.

L'Ottocento: l'ingresso nel canone letterario

Nel XIX secolo, «perdere la trebisonda» entrò definitivamente nel repertorio degli scrittori italiani. L'espressione comparve in romanzi, racconti e saggi, acquisendo lo status di locuzione colta ma accessibile — perfetta per la prosa borghese del periodo risorgimentale e post-unitario.

L'interesse ottocentesco per l'Oriente e per la storia delle Crociate contribuì a mantenere viva la memoria di Trebisonda come luogo reale, arricchendo l'espressione di una patina esotica e avventurosa. I lettori colti sapevano che Trebisonda era (o era stata) una città reale, e questo conferiva alla locuzione una profondità che le alternative più generiche come «perdere la bussola» non possedevano.

Il Novecento: dall'uso letterario al giornalismo

Il XX secolo vide l'espressione espandersi dal campo letterario a quello giornalistico. I grandi giornalisti italiani — da Indro Montanelli a Enzo Biagi, da Eugenio Scalfari a Oriana Fallaci — la utilizzarono nei loro articoli e editoriali, contribuendo a mantenerla viva nella lingua della comunicazione pubblica.

Esempi tipici dell'uso giornalistico:

  • Politica: «Il partito ha perso la trebisonda dopo le dimissioni del segretario»
  • Economia: «I mercati finanziari hanno perso la trebisonda nella giornata di ieri»
  • Sport: «La squadra, avanti di due gol, ha inspiegabilmente perso la trebisonda nel finale»
  • Costume: «In questa società che sembra aver perso la trebisonda...»

Il riferimento a Don Chisciotte

Un collegamento letterario spesso citato è quello con il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Nel romanzo, il cavaliere errante si proclama in un celebre passaggio «imperatore di Trebisonda», dimostrando come la città fosse entrata nell'immaginario europeo come simbolo di un Oriente magnifico e irraggiungibile.

Giornale italiano d'epoca
Giornale italiano storico, il giornalismo è uno dei contesti dove si usa 'perdere la trebisonda'
Fonte: Wikimedia Commons | Autore: Unknown authorUnknown author | Licenza: Public domain

Sebbene il riferimento cervantiano non sia direttamente legato all'espressione italiana «perdere la trebisonda», contribuì a rafforzare l'aura mitica della città nella cultura europea. Il Don Chisciotte, nella sua follia, «perde la trebisonda» in senso letterale — perde il contatto con la realtà — in modo che riecheggia perfettamente il significato italiano dell'espressione.

L'espressione nella lingua dei social media

Nell'era digitale, «perdere la trebisonda» continua a vivere anche sui social media, dove viene utilizzata sia in modo serio sia ironico. La locuzione appare frequentemente in:

  • Tweet e post di commento politico o sociale
  • Meme che giocano sull'aspetto umoristico della confusione
  • Didascalie Instagram di viaggiatori che si perdono in nuove città
  • Articoli online che riprendono il registro giornalistico tradizionale

L'hashtag #perderelaTrebisonda appare occasionalmente su Twitter/X, spesso in contesti di commento ironico all'attualità politica o sportiva.

Le definizioni nelle enciclopedie e nei manuali di lingua

L'espressione è registrata in tutti i principali dizionari e manuali di lingua italiana:

  • Treccani: «perdere la trebisonda: perdere l'orientamento, il senso dell'orientamento (con rif. alla città di Trebisonda, importante punto di riferimento per i naviganti nel Mar Nero)»
  • De Mauro: classificata come espressione di «alto uso» (AU), indicazione di piena integrazione nel lessico comune
  • Zingarelli: «fig., smarrire la lucidità, confondersi»
  • Sabatini-Coletti: «smarrire l'orientamento, non sapere più cosa fare»

Frequenza d'uso: un'espressione in declino?

I dati dei corpora linguistici italiani mostrano una tendenza interessante: l'uso di «perdere la trebisonda» ha raggiunto il suo picco nella seconda metà del Novecento e mostra un lieve declino nel XXI secolo, sostituita gradualmente da espressioni più colloquiali come «andare in tilt» o «perdere la bussola».

Penna e manoscritto antichi
Penna d'oca e manoscritto, simbolo della tradizione letteraria italiana
Fonte: Wikimedia Commons | Autore: The Nookster | Licenza: CC BY-SA 4.0

Tuttavia, l'espressione mantiene un prestigio particolare: è preferita nei contesti formali, letterari e giornalistici di qualità, dove la sua ricchezza storica e la sua eleganza fonetica la rendono insostituibile. Non è un'espressione in via di estinzione, ma piuttosto un registro alto della lingua, che convive con alternative più informali.

Modi di dire correlati nella tradizione italiana

L'espressione fa parte di una famiglia di modi di dire italiani legati alla navigazione e all'orientamento:

  • Essere in alto mare — trovarsi in una situazione difficile e incerta
  • Navigare a vista — procedere senza un piano definito
  • Perdere la rotta — deviare dal proprio obiettivo
  • Avere il vento in poppa — godere di circostanze favorevoli
  • Essere alla deriva — trovarsi senza guida o direzione

Questa ricchezza di metafore marinaresche nella lingua italiana testimonia l'importanza storica del mare nella cultura e nell'identità della penisola.

Conclusione

Dalla prosa settecentesca ai tweet contemporanei, «perdere la trebisonda» ha attraversato tre secoli di letteratura e comunicazione italiana senza perdere la propria forza evocativa. È un'espressione che connette chi la usa a una tradizione millenaria di navigazione, commercio e cultura — un piccolo atto di memoria storica compiuto ogni volta che un italiano descrive il proprio disorientamento con queste cinque parole.

Scritto da

Redazione Trebisonda

Redattore di Trebisonda Travel Magazine. Appassionato di storia, viaggi e cultura del Mediterraneo orientale.